Curiosità: come Reagisce al Fuoco una forma di Parmigiano Reggiano? | Istituto Giordano

Curiosità: come Reagisce al Fuoco una forma di Parmigiano Reggiano?

(Pubbl. 19/06/2015)
Ve lo raccontiamo noi passo dopo passo, con una “squisita” prova commissionata dall’azienda Arson s.r.l., effettuata
presso il laboratorio di Reazione al Fuoco di Istituto Giordano.
Per prima cosa i nostri tecnici hanno ricreato l’ambiente di stagionatura posizionando due forme di formaggio sopra
ad un sostegno di legno. Dopodiché hanno sottoposto i campioni a diverse tipologie di innesco, nel seguente ordine:
    1° caso: sigaretta accesa appoggiata nello spigolo tra forma e sostegno di legno;

       
      Risultato: come intuibile, non è successo nulla… la sigaretta ha solo carbonizzato lievemente la superficie del piano di legno.

      2° caso: bruciatore portatile a gas propano.
      Sulla prima forma l’innesco è durato circa 10s presso il piano di appoggio e 20s sulla fascia laterale; sulla seconda forma 25s; nelle immagini si possono osservare gli effetti dopo i due passaggi.
       
        
      Risultato: il bruciatore portatile a gas propano dopo l’attacco di 10s sul piano di appoggio in legno, ha generato una combustione del grasso e del legno esauritasi automaticamente in circa 80s. L’attacco di 20s sulla faccia laterale ha generato una combustione dello spigolo inferiore della forma propagatasi in seguito alla superficie laterale, esauritasi anch’essa automaticamente dopo 180s. L’attacco durato 25s non ha invece scatenati alcun innesco.

      3° caso: esposizione a pannello radiante secondo la norma UNI 9174. Dopo circa 30 minuti di esposizione a tale radiazione è stato innescato l’incendio con fiamma pilota.  
       

       

       
      Risultato: l’esposizione alla radiazione di circa 12 kW/m² (sullo scalzo delle forme, nel punto più vicino al pannello vi era un flusso termico pari a 16,7 kW/m²), per 30 minuti, ha provocato un’emissione di fumi e gas di pirolisi senza alcuna combustione. I gas di pirolisi si sono incendiati solo quando è stata applicata una fiamma libera innescando la combustione appunto. Trascorsi circa 2 minuti, il fuoco è stato estinto con l’intervento di un operatore.

      Ma non è tutto! Per finire sono stati condotti altri due attacchi termici su di una singola forma:
       
      4° caso: applicazione di una termo-resistenza elettrica scaldata fino a circa 350°C: raggiunta tale temperatura i tecnici hanno scollegato l’alimentazione elettrica alla resistenza e posizionato la stessa sulla superficie superiore;
        
       
      Risultato: la Termo-resistenza elettrica, una volta raggiunta la temperatura di 350 °C, ha provocato l’emissione di gas, fumi e scioglimento della materia grassa che era a contatto con la piastra di alluminio senza alcun effetto di carbonizzazione ne tantomeno di combustione.
      5° caso: focolaio costituito da una pozza di liquido idrocarburico (500 ml di benzina da autotrazione). Tale combustibile, incendiato all’ interno di un contenitore metallico, ha generato un fronte di fiamma tale da investire completamente un terzo della superficie laterale del campione in prova.
       
       
      Risultato: all’esaurimento dei 500 ml di benzina (circa 4 minuti e 15 secondi), il campione ha proseguito la combustione e dopo 15 minuti dall’inizio della prova è dovuto intervenire un operatore per spegnere il fuoco.

      Ringraziamo l’azienda Arson s.r.l. per aver acconsentito alla pubblicazione di tale prova.