IL PONTE "MORANDI" E L'ATTIVITA' DI UNO SPERIMENTATORE

Bellaria Igea Marina, 20 Settembre 2018



Il Geom. Raffaello Dellamotta di Istituto Giordano, ci racconta la sua esperienza ventennale come “Sperimentatore” impegnato in indagini e collaudi, sottolineando l’importanza di tali controlli per garantire la sicurezza delle strutture.

Diverse volte, durante i miei studi da geometra negli anni 70, rimanevo affascinato nel vedere progetti, foto e immagini, realizzati da illustri ingegneri del 1900 i quali hanno portato una sorta di novità, soprattutto con l’utilizzo del cemento armato nelle costruzioni di quel tempo.

L’ing. Riccardo Morandi era uno di questi.
Faceva parte di una serie di tecnici progettisti italiani che, soprattutto nello scorso secolo, hanno rappresentato dei riferimenti eccezionali dal punto di vista concettuale, estetico e tecnico non solo per la nostra nazione, ma anche per i Paesi esteri.

Il viadotto Polcevera, progettato appunto dall’Ing. Riccardo Morandi, è stato inaugurato nel mese di settembre del 1967. Esso rappresentava per allora, una pietra miliare nella storia delle autostrade italiane, sia per la complessità della soluzione tecnica, sia per l’elevato risultato estetico. Costruito tra il 1963 e il 1967, si compone di un ponte a trave strallata, del tipo “sospeso” nel quale l’impalcato è retto da una serie di cavi (gli stralli) ancorati a piloni (o torri) di sostegno. Il tutto realizzato con calcestruzzo armato precompresso.

Agli inizi degli anni 60, quando il ponte è stato progettato, l’industria del calcestruzzo preconfezionato muoveva i suoi primi passi in Italia. Basti pensare che allora le costruzioni in calcestruzzo seguivano il Regio Decreto n. 2229 del 1939. Non vi erano riferimenti per la resistenza caratteristica da prescrivere come pure non vi erano riferimenti riguardanti la durabilità dell’opera ed ancora di più, il degrado che queste strutture potevano avere nel tempo.

Qualche anno dopo entrai a lavorare presso l’Istituto Giordano di Bellaria Igea Marina (RN), nel reparto di Scienza delle Costruzioni, operando sia internamente al laboratorio che esternamente presso cantieri in costruzione, ma soprattutto presso fabbricati esistenti dove occorreva conoscere la caratterizzazione meccanica dei materiali per interventi di miglioramento oppure di adeguamento delle strutture.

In quei giorni mi si aprì una visiona nuova ed inaspettata per questa attività: divenni Sperimentatore (di cui all’art. 59 del D.P.R. n. 380/2001) a servizio del mio Direttore di laboratorio e a supporto dei progettisti e ingegneri che si affidavano a noi tecnici per meglio conoscere le strutture esistenti. Non vi era “internet” e tutte le informazioni raccolte (libri, riviste, fiere, incontri, convegni e cantieri), servivano per aumentare la mia conoscenza delle diverse attività e il mio archivio di informazioni a disposizione dei colleghi ma soprattutto dei nostri clienti.

Lavorando in cantiere occorreva prestare molta attenzione e mettere in campo tutta l’esperienza maturata al fine di eseguire correttamente i prelievi, rispettando le normative e le linee guida: nel momento in cui occorreva effettuare un carotaggio di calcestruzzo, si ricercava sempre la soluzione migliore su dove effettuarlo, ad una giusta distanza dalle fondazioni o da una trave; verificando che l’estrazione del saggio, ai fini della resistenza, dipendesse dalla posizione o giacitura del getto; evitando di tagliare i ferri presenti al suo interno, ricercando il diametro ottimale in funzione della massima dimensione del pietrisco presente nel calcestruzzo; estraendo una carota che fosse sempre il doppio del diametro; verificando sempre la carbonatazione del saggio estratto e proteggendo sempre tali campioni durante il trasporto e la lavorazione successiva.

In prossimità di ambienti marini, come la nostra riviera riminese, erano e sono fondamentali i controlli legati alla durabilità e all’eventuale degrado dei manufatti in calcestruzzo. Nelle mie esperienze di cantiere, ho sempre incontrato ingegneri attenti a questi aspetti, professionisti sensibili nel raccogliere le informazioni necessarie per valutare al meglio le strutture sulle quali operare.

L’Ing. Riccardo Morandi, proprio a riguardo della durabilità dei materiali per il calcestruzzo impiegato per la costruzione del ponte di Genova, in un rapporto da lui scritto esattamente 12 anni dopo la sua inaugurazione, comprende come sia necessario un monitoraggio nel tempo del degrado portato dai fattori ambientali e un ripristino delle strutture secondo la tecnologia più opportuna ed efficace. Lui, in un certo senso, vi era già arrivato a suo tempo.

La nostra, come quella di circa altri 160 Laboratori presenti in Italia, è un’attività privata autorizzata dal Ministero delle Infrastrutture, per intervenire come terza parte nelle verifiche strutturali per attività di prove e certificazioni sui materiali da costruzione. Un’attività svolta su commessa e richiesta per decreto dai Direttori dei Lavori o dai progettisti, proprio per comprendere pienamente lo stato della struttura in esame o di ciò che è in fase di realizzazione.
 

L’attività che svolge uno Sperimentatore è un’attività “doverosa” per la nostra realtà, necessaria per i nostri progettisti e indispensabile per la sicurezza della nostra gente.

Raffaello Dellamotta