IMBARCAZIONI BATTENTI BANDIERA BELGA E OLANDESE: E' ARRIVATO IL MOMENTO DI TORNARE IN ITALIA!

(Pubbl. 08/02/2019)

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Cosa è successo in passato sui cambi bandiera.

Negli ultimi anni abbiamo assistito, inermi, alla sempre più massiccia migrazione delle nostre imbarcazioni da diporto verso bandiere estere (tra le più gettonate la bandiara Olandese per barca  e quella Belga) che garantivano agli armatori, rispetto a quanto previsto in Italia, burocrazie e procedure più facili e rapide, minori controlli (a discapito della Sicurezza in mare) e richieste meno stringenti nei riguardi delle dotazioni di bordo o nei riguardi della compravendita.

Le ultime disposizioni, relative in particolare al Belgio e l’Olanda, potrebbero però portare ad un giro di boa. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Cosa cambia nella bandiera Belga per imbarcazioni?

A partire dall’1 gennaio 2019, per poter registrare o anche solo mantenere registrata la bandiera belga di un’unità da diporto, sarà necessario che la proprietà dell’imbarcazione sia almeno per il 50% di un cittadino Belga o di un residente sul territorio. Questo è quanto si legge sulla “Gazzetta Ufficiale” belga (Moniteur), articolo 5 della legge del 17 luglio 2018.
Tale decreto ha effetto retroattivo, e colpisce quindi anche le unità da diporto già immatricolate da stranieri. Le imbarcazioni presenti ad oggi nel registro del Belgio potranno mantenere la loro Lettre de Pavillon, ovvero il permesso belga di navigare in mare con la propria imbarcazione (diversa dall’immatricolazione vera e propria che permette di navigare anche in acque interne belghe e che può essere richiesta dai soli residenti), fino al termine della scadenza dell’iscrizione (5 anni dalla data di registrazione), trascorso il quale dovranno essere cancellate se non in possesso dei requisiti richiesti dal nuovo decreto legge.

Cosa cambia nella bandiera Olandese per imbarcazioni?

bandiera belga imbarcazioni

Un caso ad hoc per capire le novità nell'avere la bandiera belga per imbarcazioni è quello della nave dell’ONG tedesca “Lifeline”, che con a bordo 226 immigrati fu respinta dall’Italia a giugno 2018, ha portato ad una discussione politica con dei risvolti rilevanti e chiarificatori nei riguardi delle immatricolazioni delle unità da diporto in Olanda. “Lifeline”, di proprietà di un ONG tedesca, navigava sotto la bandiera Olandese per Barca e sosteneva che la loro nave avesse la nazionalità olandese.

Il governo olandese però ha reagito immediatamente affermando che la nave Lifeline non era registrata nei Paesi Bassi. La ONG era convinta di essere in regola con l’immatricolazione, perché registrata presso il Watersportverbond, un’associazione privata, riconosciuta dal Ministero olandese delle Infrastrutture e della Gestione delle Acque.

L’Olanda ha  dovuto finalmente spiegare in maniera chiara che nel proprio paese esistono 2 differenti registri d’iscrizione per le unità da diporto: il Watersportverbond, una sorta di associazione che raccoglie i club nautici del paese e il Kadaster, il vero e proprio registro nautico/marino che prevede l’annotazione ufficiale della proprietà,  dei diritti di garanzia, e che è regolato da una “burocrazia” al pari di quella italiana.

La maggior parte delle imbarcazioni italiane sono iscritte al Watersportverbond che non dà diritto ad una vera “immatricolazione” ma al rilascio di un semplice “International Certificate for Pleasure Craft”, che non determina l’appartenenza di bandiera come stabilito dall’art. 9 della Convezione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

Di conseguenza, l’Olanda non accetta nessuna delle responsabilità elencate nell’articolo 94 dell’UNCLOS, e le unità iscritte nel Watersportverbond sono considerate, secondo la convenzione UNCLOS (legge italiana del 2.12.1994 che ratifica e dà esecuzione alla Convenzione sul diritto del mare -Montago Bay), unità prive di nazionalità, non protette dalla legge di alcuno Stato, con le conseguenze gravi che da ciò possono derivare.

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Per tornare ad issare la bandiera Italiana sulla tua imbarcazione da diporto, i documenti da presentare all’Ufficio di Iscrizione scelto, oltre ai versamenti e ai bolli di rito, sono:
  • Certificato di cancellazione da richiedere all’ufficio di bandiera straniero (olandese o belga nel caso specifico);
  • Titolo di proprietà dell’imbarcazione, da esibire all’ufficio di iscrizione italiano (capitaneria di porto);
  • Copia della dichiarazione di conformità CE rilasciata dal fabbricante unitamente all’Esame CE del tipo, se applicabile da esibire all’ufficio di iscrizione italiano (capitaneria di porto);
  • Copia della dichiarazione di potenza del/i motore/i installato/i, o per i vecchi motori certificato di omologazione da esibire all’ufficio di iscrizione italiano (capitaneria di porto);
  • Attestazione di idoneità rilasciato a seguito di Visita iniziale  da parte di un organismo notificato.
L’elenco completo e aggiornato dei documenti da presentare all’ufficio di iscrizione scelto è consultabile sul sito della Guardia Costiera.

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STATISTICHE
Guardando le statistiche pubblicate ogni anno dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si può notare come dal 2013 al 2016 il numero di cancellazioni di unità da diporto aventi l’obbligo di iscrizione sia man mano aumentato per poi ridursi di poco nel 2017 pur mantenendo comunque livelli considerevoli (i dati relativi all’anno 2018 non sono ancora disponibili).