La nuova procedura introduce modalità più specifiche di preparazione e condizionamento e, per i sistemi impregnati in situ, distingue due differenti condizioni attraverso la determinazione di Tg,1 e Tg,2.
La Tg,1 rappresenta la condizione del materiale successiva alla posa, mentre la Tg,2 costituisce il riferimento dopo l’esposizione a temperatura elevata, rappresentativa delle condizioni che possono verificarsi dopo una stagione estiva.
Questa impostazione rende ancora più importante la corretta valutazione della temperatura di esercizio dell’intero sistema FRP e non della sola resina.
Per i produttori ciò comporta la necessità di verificare che i valori disponibili siano stati determinati secondo le modalità previste dalle nuove Linee Guida e che la relativa documentazione tecnica sia aggiornata e coerente.
Un altro elemento da considerare riguarda il laboratorio al quale vengono affidati i test FRP.
Le nuove Linee Guida prevedono che le prove di qualificazione e le prove di accettazione siano eseguite presso laboratori di cui all’art. 59 del DPR 380/2001 dotati della specifica estensione per i compositi FRP.
Non è quindi sufficiente verificare la sola autorizzazione generale del laboratorio: prima di pianificare una campagna di prova occorre accertarsi che il laboratorio disponga dello specifico campo di attività richiesto per gli FRP.
La scelta del laboratorio assume così un ruolo rilevante nel percorso di qualificazione e controllo del sistema, perché deve essere valutata già nella fase di pianificazione delle attività sperimentali.
MODULO PER RICHIESTA PROVE DI MATERIALI
Per i sistemi FRP non coperti da una norma armonizzata o da un altro percorso europeo applicabile, la qualificazione avviene attraverso il Certificato di Valutazione Tecnica (CVT) rilasciato dal Servizio Tecnico Centrale.
Il CVT ha durata quinquennale, ma il suo ottenimento non conclude il percorso di qualificazione.
La validità del certificato è infatti legata al mantenimento nel tempo delle caratteristiche del prodotto e delle condizioni di produzione e controllo. Le Linee Guida FRP 2026 introducono inoltre esplicitamente la mancata esecuzione delle prove annuali tra le condizioni che possono determinare la sospensione del CVT.
Per il produttore diventa quindi fondamentale considerare la qualificazione come un processo continuativo: ottenere il CVT è solo una parte del percorso; occorre mantenerne nel tempo le condizioni di validità.
Questo significa programmare correttamente le prove previste, mantenere sotto controllo la produzione e assicurare la coerenza tra caratteristiche del prodotto, risultati sperimentali e documentazione tecnica.
La qualificazione del prodotto rappresenta un elemento essenziale, ma non è l’unico fattore che determina la corretta realizzazione di un intervento con rinforzi FRP.
Le Linee Guida confermano l’importanza del rispetto del Manuale di installazione e della corretta gestione delle diverse fasi di posa: dalla preparazione del supporto alla miscelazione e impregnazione, fino all’applicazione, alle sovrapposizioni, alla maturazione e alla protezione del sistema.
Questo principio assume particolare rilievo per i sistemi impregnati in situ.
I provini destinati ai controlli devono infatti essere realizzati utilizzando, per quanto possibile, gli stessi materiali, gli stessi addetti e le stesse procedure adottate durante la posa effettiva.
La qualità finale del sistema dipende quindi dall’integrazione tra prodotto qualificato, corretta applicazione, controllo e tracciabilità. Al tal proposito, ricordiamo, che è stata pubblicata la nuova prassi di riferimento UNI/PdR 195:2026 che definisce i requisiti di conoscenza, abilità e responsabilità per il personale tecnico.
Nel processo di accettazione un ruolo centrale è affidato al direttore dei lavori.
Prima della posa è chiamato a verificare l’identificazione del sistema, il fabbricante e il nome commerciale, la classe del prodotto e la validità del CVT oppure, ove applicabili, della marcatura CE e della Dichiarazione di Prestazione (DoP).
La verifica riguarda inoltre la corrispondenza tra documenti di trasporto, etichette e documentazione tecnica, i componenti del sistema, il manuale di installazione, le condizioni di stoccaggio, la Tg, la temperatura di esercizio e la tracciabilità dei lotti.
Al direttore dei lavori compete inoltre la gestione del prelievo dei campioni, la sottoscrizione della richiesta di prova e la corretta tracciabilità tra lotto, provini e zona della struttura interessata.
Il percorso può partire dall’analisi preliminare del sistema, finalizzata a verificarne composizione e configurazione e a individuare le prove necessarie.
Sulla base delle caratteristiche del sistema è quindi possibile definire un piano di prove per la caratterizzazione meccanica, ambientale e termo-fisica e programmare le attività sperimentali richieste.
Tra queste rientra la determinazione della temperatura di transizione vetrosa (Tg) secondo le nuove procedure previste dalle Linee Guida FRP 2026, insieme alle prove di qualificazione necessarie alla caratterizzazione delle prestazioni del sistema.
Istituto Giordano esegue inoltre i test FRP previsti nell’ambito dei controlli di accettazione, sui campioni prelevati in cantiere secondo le procedure indicate dalle Linee Guida. Inoltre, in quanto, ente di certificazione per le figure professionali, ha già avviato l’aggiornamento del proprio schema per tecnico e applicatore FRP, con l’obiettivo di renderlo pienamente allineato ai requisiti introdotti dalla UNI/PdR 195:2026.
Il produttore può così affrontare il percorso partendo da una valutazione delle attività sperimentali necessarie e pianificando le prove in funzione delle caratteristiche e dello stato di qualificazione del proprio sistema.