D: Pensando a prevenzione e protezione dall’Inquinamento acustico ambientale, la nostra salute è abbastanza tutelata secondo lei? Se sì, le leggi vengono realmente rispettate e applicate come dovrebbero?
R: La situazione rispecchia ciò che accade in tutti gli ambiti sociali ed economici del nostro paese, le regole ci sono ma spesso vengono eluse sia dai “controllori” che dai “controllati”. L’attuale situazione economica ha poi peggiorato ulteriormente il quadro generale, in particolare da parte dell’ultimo governo sono stati emanati interventi legislativi di deregulation che hanno verificato quel minimo di sensibilità culturale che era nata dopo l’emanazione nel 1995 della Legge Quadro n. 477 sull’inquinamento acustico.
D: In che modo abbiamo recepito (sempre che sia stato fatto) eventuali recenti leggi comunitarie?
R: La direttiva comunitaria di riferimento per la determinazione e la gestione del rumore ambientale prevenzione è la 2002/49/CE. Il governo sarebbe delegato ad assicurare la coerenza e l’omogeneità della normativa di settore, emanando i decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico. Di fatto, questo obbligo all’adeguamento è stato utilizzato solo per congelare il quadro legislativo precedente, senza alcun aggiornamento o riassetto legislativo.
D: Crede che il quadro normativo vigente sia sufficientemente chiaro?
R: Come già le dicevo, siamo in una situazione di totale incertezza, ma la responsabilità non è tanto da imputare all’inadeguatezza del quadro normativo, ma piuttosto a quello della cogenza legislativa, che ne rappresenta il motore.
D: La classificazione acustica stabilita dalla UNI 11367 (luglio 2010) è ad oggi obbligatoria in Italia?
R: La UNI 11367 è una norma, e come tale volontaria, occorrerebbe un decreto che la renda in qualche modo cogente. Il gruppo di lavoro GL5 della Commissione Acustica dell’UNI che l’ha preparata, di cui anche il sottoscritto ne fa parte, era nato proprio per agevolare il parto di un nuovo DPCM sui requisiti acustici passivi degli edifici. Allo stato attuale, nonostante diverse bozze che sono circolate da parte del Ministero dell’Ambiente, siamo in una situazione di totale stallo.
D: Le imprese italiane produttrici di materiali legati all’isolamento e alla correzione acustica sono abbastanza competitive a livello europeo? Vi è una tendenza ad importare dall’estero?
R: Abbiamo sicuramente alcuni punti di forza, rappresentati ad esempio dai produttori di serramenti, facciate continue, finestre e porte, che in questi ultimi anni si sono date molto da fare sul piano del miglioramento delle prestazioni acustiche dei loro prodotti. In generale non mi pare di intravedere una particolare tendenza “esterofila” nel settore dell’isolamento acustico.
D: Attualmente esiste una reale sperimentazione e ricerca di nuovi materiali, in particolare con un occhio di riguardo alla Ecocompatibilità?
R: Sull’utilizzo di nuovi materiali sono abbastanza scettico, le leggi fisiche fondamentali dell’acustica si sono sviluppate nel 1800 e quelle applicate all’edilizia, grazie ad autori come Cremer, Beranek etc. a metà del secolo scorso, per cui non vedo grandi spazi di innovazione in questo settore.
D: A che punto crede che si trovi l’Italia in fatto di progettazione acustica? E’ un campo in espansione che permetterà quindi prospettive di lavoro per tecnici, ingegneri e imprese competenti in materia?
R: Penso che in Italia sul piano della progettazione acustica si siano fatti passi da gigante, purtroppo la grande crisi in cui versa il settore dell’edilizia non aprirà nell’immediato grandi prospettive per i giovani. Certamente è una delle competenze professionali che un giovane ingegnere deve avere per potersi muovere agevolmente su più ambiti.
D: Esistono, come accade già per il campo termico, incentivi economici da pare del governo italiano per favorire il miglioramento delle proprietà acustiche degli edifici?
R: Non mi risulta, qualche volta può accadere che gli incentivi o sgravi fiscali legati al risparmio energetico possano avere una ricaduta indiretta anche sul piano dell’isolamento acustico, come ad esempio per gli infissi.
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